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DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO 36 MESI

wondersagat | 11 Marzo, 2009 16:58

La storia di 6 ragazzi, ora, e di circa 20 addetti che prima o poi si uniranno a noi.

  

Nel 2003 siamo entrati a far parte del personale della Sagat Handling S.p.A., una delle due società di gestione dell’aeroporto di Torino, come addetti al check-in. I nostri contratti sono sempre stati a tempo determinato, inizialmente a 20 ore settimanali. Tra un contratto e l’altro passavano i giorni minimi previsti dalla legge e a cui noi ci siamo abituati molto presto: 10 giorni se il contratto era inferiore a 6 mesi e 20 se era superiore. Normalmente, o almeno fino al 2005 funzionava in questo modo: da ottobre ad aprile un contratto, poi la proroga fino a settembre e a ottobre 20 giorni a casa. Nel 2005, purtroppo la prima brutta notizia: la Sagat Handling perde l’appalto su Lufthansa, quindi le entrate provenienti da una compagnia di bandiera vengono a mancare. Inoltre, nello stesso periodo, il responsabile del personale Sagat Handling si trasferisce all’aeroporto di Firenze, allora gestito dalla stessa società. Chi ci rimette per primo? Noi stagionali ovviamente. I nostri contratti non hanno più avuto la stessa continuità: dopo ogni contratto un breve stacco di 10 giorni, proroghe molto brevi. Per fortuna, però, Torino ospita le Olimpiadi Invernali. Ed ecco cosa succede dall’estate 2005: contratti di 6/7 mesi ciascuno e a 30 ore settimanali. La crisi è finita. Grande movimento di passeggeri, aumento del numero di voli, Torino diventa base di Airone, l’aeroporto vince Awards[1] per la sua efficienza, contratti che riprendono come prima, forse meglio di prima perché sono 30 ore settimanali, la paga base è decisamente più alta, nessuno si lamenta, almeno apparentemente. In più, in tutti questi anni, siamo a turno stati scelti per corsi di formazione per nuovi sistemi operativi: chi per il sistema Iberia, chi British Airways, chi entrambi, chi formato sulle procedure lost and found, chi certificato come addetto di rampa. E questo, ci è sempre stato detto, era indice del fatto che l’azienda fosse soddisfatta del nostro operato e per questo ci saremmo dovuti sentire in un certo qual modo gratificati. Certo, gratificati, sì, sapevamo fare molte cose, spesso ci venivano chiesti prolungamenti orario e mancati riposi per coprire determinate fasce orarie o le assenze per malattia dei colleghi (o forse la perenne mancanza di personale?). I turni ad alcuni venivano cambiati con più difficoltà, perché spesso sembrava che si dovesse per forza lavorare su quel turno per coprire l’accettazione di British Airways o Iberia, o gli imbarchi. Pazienza, ad ogni modo non abbiamo mai cambiato il nostro atteggiamento nei confronti del lavoro, dell’azienda e dei colleghi: sempre basato sulla lealtà, serietà, efficienza e collaborazione, come cita il nostro codice etico e, in primis, come dettava la nostra coscienza di bravo lavoratore. In cinque anni o anche più i nostri giorni di mutua si possono contare sulle dita delle due mani (o forse solo di una!), le richieste fatte all’azienda sono minime e irrilevanti, mentre quelle fatte dall’azienda a noi, costanti e ripetute nei giorni, nei mesi e negli anni. Un esempio? I turni, che a un certo punto ci sono stati comunicati via SMS, anziché tramite comunicazione scritta affissa nell’ufficio dei nostri R.A.P.  (responsabili area passeggeri), potevano variare molte volte. Certi giorni potevamo ricevere anche 4 o 5 SMS dal Tecnico di Gestione, e una telefonatina sul cellulare o al banco accettazione, al gate, durante lo svolgimento del proprio servizio, insomma, ci poteva pure scappare.

Ma torniamo ai nostri contratti. Dopo le Olimpiadi si è iniziato a vociferare su eventuali assunzioni di personale stagionale già sufficientemente stagionato. Le voci sono diventate fatti e nel 2007 un accordo tra Collegio Sindacale e Azienda: le assunzioni sarebbero state 8 (6 al check-in, 1 in rampa e 1 in piazzale), ma i dipendenti avrebbero dovuto rinunciare a parte del loro premio di produttività in una delle due rate previste. Segue il referendum e i sindacati che si appellavano ai dipendenti a tempo indeterminato dicendo di fare una scelta di “coscienza” e non di “portafoglio”. Noi stagionali non votiamo, ma vince ugualmente la coscienza. Tra ottobre 2007 e luglio 2008 vengono assunte ben 8 persone; il criterio è quello dell’anzianità di settore, ma a far testo non è il tempo effettivamente lavorato, ma la data della firma del primo contratto stipulato. Da qui i primi problemi. A marzo 2008 tre o quattro ragazze che stavano per raggiungere il limite dei 36 mesi, previsto dalla legge come limite massimo per i contratti a tempo determinato, vengono convocate in Ufficio Personale per sentirsi fare un discorso del tipo: “Siccome voi avete quasi raggiunto i 36 mesi, l’azienda dovrebbe assumervi, ma siccome l’azienda non può assumervi in questo momento, vi lascia a casa. Non vi preoccupate però, cercheremo di fare un accordo per farvi rientrare in estate”. L’accordo è stato effettivamente firmato, a livello nazionale, e ha permesso alle colleghe al limite dei 36 mesi di poter rientrare da maggio ad ottobre per poi uscire nuovamente e definitivamente.

A tutto ciò si aggiunge il fallimento Alitalia con la sua rinascita come CAI. Questa situazione ha incrementato l’instabilità dei contratti a tempo determinato ed è sempre stato un buon motivo per nascondere le vere motivazioni del nostro mancato rientro in Sagat Handling. Quando a fine estate cercavamo di capire come sarebbe andata a finire per noi, che avevamo superato i 36 mesi, facevamo solo enormi buchi nell’acqua: risposte vaghe a volte contraddittorie. A volte si diceva che saremmo entrati per la stagione invernale, a volte nessuno era in grado di pronunciarsi a causa della situazione CAI, della crisi. Ma poi in fondo cosa pretendevamo ancora: avevamo superato i 36 mesi! Tra una scusa e l’altra prodotta dall’ufficio personale abbiamo deciso di rivolgerci ai sindacati. Anche loro, nonostante siano sempre pronti ad ascoltarci e a darci notizie rispetto a eventuali cambiamenti e decisioni aziendali, non sono riusciti a fare in modo che potessimo entrare come addetti Sagat Handling. Si è a lungo sperato in un altro accordo nazionale che ci permettesse di rientrare, nonostante i numerosi contratti pregressi, in virtù della nostra professionalità acquisita col tempo, ma è sempre venuto meno e ora si scopre che non si farà mai, perché questo accordo ci farebbe superare i 36 mesi (ma non li avevamo già superati?!!!) e sarebbe un buon motivo per noi intentare una vertenza nei confronti dell’azienda. Nella disperazione più totale siamo riusciti a lavorare nei weekend, per il periodo riservato ai charter della neve, con contratti settimanali e interinali, mentre tutti gli altri che non hanno ancora raggiunto i 36 mesi sono presenti, chi fino a febbraio, chi fino a marzo. Sembrava di aver toccato il fondo e credevamo di non venirne più fuori, invece, un’analisi critica e puntuale dei nostri numerosissimi contratti ci ha portato a comprendere che non uno di questi è in regola, neanche il più insospettabile: quello di sostituzione di maternità. Tutti presentano difetti di forma particolarmente evidenti.

Conclusione della nostra storia. Ci hanno preso in giro credendo che noi saremmo sempre state zitte e ci saremmo sempre accontentate e a un certo punto rassegnate. Purtroppo non è così. Abbiamo continuato a cercare e a informarci e ora che la verità è venuta a galla non abbiamo più nessuna intenzione di far cadere 5 anni nel dimenticatoio solo perché l’azienda ha pensato bene di assumerci sempre a tempo determinato, usare la nostra professionalità fino all’ultimo per poi tagliarci fuori come se nulla fosse. I 5 anni trascorsi sono fatti di impegno, professionalità, puntualità, collaborazione, non siamo noi che abbiamo voluto superare a tutti i costi i 36 mesi, ma è l’azienda che ha permesso il perpetuarsi di questi contratti. Noi li abbiamo firmati e abbiamo lavorato contenti di farlo e di avere una benché minima indipendenza e stabilità economica. Non abbiamo mai preteso l’assunzione anche quando era il caso di pretenderla. Adesso è arrivato il momento. Oltre, o anche prima dei 36 mesi ci auguriamo che ci sia l’assunzione per tutti e non la rottamazione che consentirebbe altre nuove assunzioni e ovviamente altri contributi regionali!


[1] http://www.aeroportoditorino.it/comunicati_stampa/CS_PREMIO_ACI_2008.pdf

 
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